-Lettera ad un’anima.

Ciao,

Non sai chi sono, ma non importa, qui non ci sono nomi e non ci sono presentazioni, solo parole che spero ti possano arrivare.

Avrei voluto una lettera così in tanti momenti della mia vita, ma ora so che dovrò scrivermela da sola, e potrò dedicarla anche a te.

A te che lotti ogni giorno con un senso di inadeguatezza che senti pressarti come una roccia, a te che vivi sperando che un giorno tutto questo dolore passi, perchè è di dolore che si parla anche se non è visibile sulla tua pelle, anche se non ci sono ferite che possano essere toccate.

Tu che conosci cosa vuole dire sentirsi incompresi, non ascoltati, sottovalutati, e che sei stato violentato tante volte solo per sentire di più, per esternare ciò che provi. Tu che in questo mondo veloce e caotico continui a procedere, magari un po’ a pezzi, ma comunque con la determinazione che le cose prima o poi andranno meglio, che in fondo esiste sempre un’alba da guardare per ogni momento di buio.

Tu che vorresti più gentilezza, meno giudizi, più riflessione prima di usare le parole che spesso ti hanno fatto più male di uno schiaffo ben assestato. Tu che ti sei sentito tante volte sbagliato, inadatto, stordito lì dove il più forte mangia il più debole, ma per te basterebbe che ci si sentisse alla pari, perchè in fondo siamo tutti troppo diversi per essere messi in categorie. 

Tu che sai amare con tutto il tuo cuore, anche se hai paura, anche se quella corazza che hai costruito ti convinci sia utile, ma ogni santa volta la demolisci perchè non fai di tutta l’erba un fascio, e giudichi solo il male che ti è stato inflitto, e non la persona.

Tu che hai fiducia nel prossimo e spesso rimani fregato, che quando sei silenzioso allora sei scorbutico e chiuso, o quando ridi sei poco opportuno, tu che hai sempre una parola di conforto per chi ne ha bisogno ma mai per te stesso.

Perchè gli altri hanno potenziale ai tuoi occhi, e quasi ti arrabbi se non riescono a vederlo e ti sveneresti pur di mostrare loro quello che tu stesso vedi in modo così lampante: un valore che fai fatica a trovare dentro di te.

In fondo perchè tu dovresti valere qualcosa in un mondo che infligge punizioni a chi non calpesta gli altri per andare avanti? Un mondo così distorto da avvantaggiare la crudeltà? Tu non sei crudele, non sei meschino, non baratti te stesso nonostante a volte arrivi ad odiarti.

In fondo sarebbe così semplice cambiare atteggiamento, lasciare andare ogni sentimento buono e gentile, nasconderlo sotto chili di egoismo per controbattere quello ormai fin troppo presente intorno a te.

Ma tu sai che non è colpa delle persone, sei abbastanza consapevole da sapere che tutti abbiamo una storia interiore, tutti abbiamo un passato, e non giudichi.

Ma devi proteggerti. Devi farlo, ma bada bene non ti sto dicendo di cambiare: non ti sto dicendo di smettere di essere chi sei, ma di cominciare forse a capirlo.

Devi cambiare idea, su te stesso: ti sei concesso fin troppe volte di detestarti, ora direi che per Natale potresti metter in conto di cambiare strategia. 

Ora ascoltami con attenzione, perchè io ci sono passata e lo sto ancora attraversando:

Tu hai valore.

Tu hai potenziale.

Tu non sei i tuoi risultati, ma il percorso che decidi di intraprendere per raggiungerli.

Tu sei su questa terra per essere felice.


Sii gentile, ma anche con te stesso, sii generoso ma anche con te stesso, non perdere fiducia nel mondo, ma costruisci il tuo spazio personale.

Proteggiti senza tenere gli altri lontani, scegli le tue battaglie e non lesionarti da solo.

Sappi che so come ci si sente, ed è per questo che ti porto dentro di me come porto ogni singolo frammento di me stessa.

Tu sei straordinario.

Buon Natale.

A presto,

Anna Elisa

 

 

 

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-Essere donna.

Spesso mi ritrovo a riflettere su cosa voglia dire “sentirsi una donna”. Le definizioni sono molteplici e sottoposte anche a un modellamento soggettivo, ma la conclusione alla quale sono giunta è che non vi è per me una risposta univoca a questa domanda.

Sempre inseguendo questo quesito, negli anni, è stato inevitabile legarsi a personaggi femminili sia nei libri che nei film che in qualche modo mi facevano sviluppare nei loro confronti una profonda empatia, che con il linguaggio e le azioni mi permettevano pian piano di conoscere anche meglio me stessa.

Adulta, adesso, ho sperimentato un secondo impatto con questi personaggi, queste donne del mondo della finzione, che in qualche modo raccontano un mondo interiore umano e femminile molto vicino alla realtà.

Non sapevo come impostare questa “lista” speciale: vi direi di prenderla sia come una serie di consigli in ambito libresco e cinematografico, ma anche come un modo per confrontare il vostro punto di vista con il mio.

Quindi ecco che vi presento cinque personaggi femminili a cui mi sento affine.

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Holly Golightly: protagonista del libro e del film “Colazione da Tiffany”, Holly è riuscita a catturare la mia attenzione relativamente tardi rispetto alle altre, poichè sono riuscita a vedere il film solo alcuni anni fa per la prima volta. Ho parlato anche in altri articoli della sua storia, ma qui voglio spiegare meglio cosa mi abbia fatta sentire affine a questo personaggio: il dualismo che rappresenta. Holly all’apparenza è superficiale, svampita, distratta, attaccata ad un modo di vedere le cose molto dipendente dal guadagno personale che ne può trarre, ma la realtà è molto diversa. Holly ha un mondo interiore complesso, silenzioso, sul quale è tanto riservata quanto risulta estroversa all’esterno con chi non riesce ad andare oltre l’apparenza. Lei parla all’inizio della pellicola di “paturnie”, momenti di malinconia senza una causa apparente, senza una motivazione, che riesce a placare solo dinnanzi alle vetrine della gioielleria di Tiffany (cosa che io riesco a fare solo con un giro in libreria). La paura di Holly è quella del legame affettivo che vede come una limitazione, una gabbia nella quale non desidera essere rinchiusa; sembra che l’unico ad aver conquistato il suo cuore sia il fratello, lontano per la guerra, a cui lei dedica ogni sforzo, ogni tentativo di guadagno. Ed è nelle motivazioni del suo agire che diventa palese quanto ci sia da scoprire dentro di lei, al di là di ciò che Holly rappresenta.

 

Mulan: eroina Disney del famoso film del 1998, Mulan ha reso ancora più concreta l’idea che una principessa non debba per forza indossare una corona o una tiara per essere tale. La sua storia, a quanto pare tratta da una leggenda cinese, è quella di una ragazza che si ritrova a indossare i panni da uomo per aiutare il padre prendendo il suo posto nell’esercito cinese nella guerra contro gli Unni. Da bambina adoravo le musiche e le scene, adoravo i personaggi secondari che accompagnavano Mulan nella sua avventura, ma come spesso mi è accaduto con i lungometraggi della casa Disney ben presto molto altro è venuto in superficie. Nella canzone “Riflesso” che ad oggi rimane una delle mie preferite, lei parla di come non riesca a conciliare il suo essere interiore con quello che gli altri, e soprattutto la sua famiglia, si aspettano che lei sia: una donna, una sposa, una fanciulla che porti onore alla sua stirpe agendo secondo la tradizione. Mulan non sente di essere adatta a questi ruoli, lo dimostra anche la difficoltà che ha nell’adempiere a una delle prove di entrata in società per le giovani donne come lei, dove fallisce miseramente; ma quando, spaventata anche se decisa, per salvare il padre si immola al suo posto ponendosi di fronte a innumerevoli rischi, non solo per la guerra ma anche per l’eventualità di essere scoperta in quanto donna, dimostra di possedere una tenacia e un coraggio enormi. Quello che mi ha fatto sentire vicina a lei proprio la determinazione nel non adattarsi, nonostante le insicurezze, nonostante ciò che vediamo specchiato negli occhi altrui. Inoltre questo film contiene una delle mie citazioni preferite in assoluto:                                                                                   “Il fiore più bello è quello che sboccia nelle avversità.”

Belle: Belle de “La Bella e la Bestia”, che sia nella fiaba, nel cartone, in qualunque trasposizione, ha lanciato un messaggio importante a me come credo anche a tanti altri bambini e bambine nel mondo: mai fidarsi delle apparenze, la vera bellezza risiede nel cuore. Sempre con il senno di poi, rivedendo il film famoso della Disney da adulta, mi sono resa conto della frattura che esiste tra questo personaggio e le figure femminili che l’hanno preceduta: Belle si sente diversa dalle altre ragazze, portando avanti un modello femminile fuori dai canoni classici di donzella in pericolo per la prima volta nella storia Disney (preceduta solo dalla principessa Ailin in Taron e la Pentola magica recuperato di recente dalla sottoscritta e che vi consiglio!). Belle è stato il primo personaggio femminile con cui io mi sia sentita affine, per la sua fame di lettura in primis, ma anche per la consapevolezza che ha di sè stessa, oltre il suo essere “atipica” per il paesino francese nel quale abita. La bellezza di Belle risiede nel suo andare oltre le apparenze, lo dimostra il rapporto della ragazza con la Bestia, il fatto che per la prima volta la storia d’amore si sviluppa in modo realistico: la storia mette in evidenza quanto sia importante che entrambi si innamorino l’uno dell’altra affinchè l’incantesimo si spezzi, e questo innamoramento avviene in modo graduale e naturale, senza che l’aspetto estetico influenzi i pensieri di Belle, che all’inizio trova piuttosto difficoltà a interagire con il carattere difficile della Bestia.

Cenerentola: la protagonista della nota fiaba mi è saltata agli occhi dopo la trasposizione live action della Disney di qualche anno fa, che l’ha posta sotto una luce del tutto diversa: ho adorato questo personaggio, perchè come lei ho sempre sentito il peso della gentilezza e della dolcezza come un marchio di debolezza. Cenerentola non è una donna che ha bisogno di assumere un atteggiamento da dura per riuscire nella vita: il suo essere se stessa, a discapito delle difficoltà e di chi sembra volersi solo approfittare di lei, la ripaga nel finale della sua storia. 

 “Solo perché è così che si fa non vuol dire che si debba fare!”

La gentilezza e la bontà sono valori da non sottovalutare: sentirmi affine a questo personaggio mi ha restituito un bel po’ di sicurezza in me stessa.

Chihiro: non poteva mancare un personaggio femminile dell’universo Ghibli, e in particolare Chihiro, da “La città incantata” ha sempre avuto una presa unica su di me. Parte con l’essere una ragazzina all’apparenza lamentosa e infantile, ma come spesso accade nei film del maestro Miyazaki, messa alla prova rivelerà una forza e un coraggio che nemmeno lei stessa pensava di avere. Come Chihiro ho meravigliato me stessa in diverse situazioni e specie nell’ultimo anno sono cresciuta parecchio. Mi sono resa conto di quanto fossi forte proprio quando non potevo fare altrimenti. Come lei ho lottato e lotto per ciò che è davvero importante senza mai arrendermi.
Queste sono solo alcuni dei modelli femminili che ho sentito a me vicini, e se volessi parlarvi di tutti ci vorrebbe più di un articolo!

Penso che ciò che hanno tutte in comune sia l’essere sé stesse nonostante tutto, ed é questa la caratteristica che me le fa amare così tanto.

Inutile che vi dica che vi consiglio di vedere i film citati!

E voi? A quali personaggi maschili o femminili vi sentite vicini?

A presto 

Anna Elisa 

 

 

-Chi sei tu?-

Bella domanda: scommetto che ve lo siete chiesti anche voi almeno una volta nella vita, se non di più come la sottoscritta.

Mi è spesso capitato di dover interagire con diverse parti di me, a volte persino in opposizione l’una con l’altra, per poi ritrovarmi a pensare quanto fossi frammentata e poco consistente.

Non nego che nel corso della mia vita, specie nei rapporti interpersonali, questa mia teoria della frammentazione sia stata più volte avvalorata oltre che denigrata, perchè una persona che ha tante cose dentro all’esterno appare come se non ne avesse realmente nessuna.

Mi hanno chiesto, anche se più spesso non con le parole, di scegliere una cosa e portare avanti solo quella, come se avessi potuto decidere se mi convenisse di più staccarmi una gamba e non camminare più o rinunciare a un braccio senza più possibilità di toccare.

Chiedere a qualcuno di rinunciare a chi è, o anche a una piccola parte di ciò che lo compone, è come una violenza, una mutilazione inutile e dolorosa.

Mi ero quasi convinta di dover aderire a un singolo modo di essere, perchè solo così mi sarei adattata, solo così sarei stata accettata lì dove l’umana decenza la fa da padrona: ma poi un giorno mi sono semplicemente detta, quando il mio corpo mandava segnali limpidi su quanto stessi sbagliando, che io ero quella che ero, che avevo tante cose dentro, ero formata da tanti colori e che tutti avevano senso di esistere.

Da credente penso che ogni essere umano sia in un modo per una ragione ben precisa, ed è suo dovere oltre che diritto far valere questo status. Non so se sia stata l’età, o diversi avvenimenti che hanno sconvolto i miei piani iniziali riguardo la mia vita, ma oggi posso dire che l’unica cosa che sento di cambiare, l’unica cosa che ancora non riesco a scegliere, è di ascoltarmi di più.

L’ascolto è tutto, sentire il proprio battito, sentire il proprio respiro, ogni più piccola cosa mi riporta a me stessa lì dove tutti i frammenti che pensavo mi formassero si trasformano improvvisamente in tasselli perfettamente incastrati l’uno con l’altro.

La prospettiva allora cambia, ci si sente dei puzzle, o come piace immaginare a me, dei quadri impressionisti dove ogni pennellata serve ed è necessaria per la visione di insieme di chi siamo.

Prima quando qualcuno m chiedeva “Chi sei?” passavo alcuni istanti immersa in riflessioni per capire quale fosse il modo migliore di descrivermi: ma non c’è.

Posso essere consapevole di quanta dolcezza o empatia possegga grazie alle mie reazioni al mondo esterno, ma parlarne non rende queste caratteristiche più vere: una persona per capirne un’altra ha bisogno di sentire, e allora oggi alla stessa domanda non rispondo, limitandomi a mostrarmi senza alcun filtro.

Ho riflettuto a lungo in questi giorni su qualcosa da scrivere, qualcosa che in qualche modo aiutasse me a mettere i pensieri in ordine e voi a sentirvi meno soli, o semplicemente un po’ più consapevoli, ed ho deciso di stilare una nuova lista, ma stavolta mista, di cose che un po’ parlano di me e che magari potrebbero parlare anche di voi, cose che mi calmano, cose che mi rendono più consapevole.                                                        

  1. Lettering: mi piace scrivere in modo molto ordinato, perchè nel caos che caratterizza la mia mente e la mia anima scrivere in modo perfetto mi aiuta a ristabilire un contatto con la calma quando non ne ho. Scrivo di tutto, e lo scrivo sempre a mano, anche quando sento le dita stanche. Usare penne e carta mi aiuta a rimanere connessa con quello che accade intorno a me, e a ricordare le cose belle quando accadono, poichè a volte tendo a dimenticarle.                     
  2. Musical: le canzoni che ascolto di più sin da piccola sono quelle che posso cantare, quelle che posso interpretare, e i Musical si prestano benissimo a questo scopo. Li ho scoperti con la Disney da bambina, per poi arrivare al “Fantasma dell’Opera” (il mio musical preferito al di sopra di tutti) ai miei 14 anni e da lì non ho mai smesso di imparare e cantare. La mia anima spesso necessita di una sorta di via d’uscita, e il canto è una di queste.                        
  3. Book shop: giri solitari in libreria sono il mio “Tiffany” per Holly di “Colazione da Tiffany”, cioè un modo per calmarmi, per scacciare via le paturnie che a volte senza motivo apparente prendono possesso del cuore. Un giro da sola in libreria, a volte accompagnata dal mio fedele amico a quattro zampe, mi rimettono in pace con me stessa e il mondo. Lì ci sono i libri, la calma, e le ore passano in pochi istanti: le librerie mi ricordano quanto ancora ho da imparare e scoprire e questo mi rimette al mondo.                                      
  4. Movie night: per me ogni sera c’è un rito a cui non posso e non voglio sottrarmi, cioè vedere un film. Non importa quale, ma prima di dormire io ho bisogno di vedere una pellicola nuova oppure riguardarne una che ho amato particolarmente.Dipende molto spesso dall’umore, ma ogni volta che scelgo un film e lo guardo sento di star nutrendo la mia mente, e al mattino mi sento piena di propositi, arricchita da storie e interpretazioni, oltre che spesso purgata da quelle emozioni che da sola non riesco sempre a tirare fuori ma che un buon film non tarda di aiutarmi a fare.                                          
  5. Reader: leggere, leggere e ancora leggere. Leggo perchè le storie mi servono, perchè spesso in esse trovo risoluzioni a problemi che ho nella vita vera, consigli da personaggi su carta o meglio dagli scrittori che li hanno posti lì. Mi piace entrare in connessione con la mente di chi scrive, pensare che magari una riflessione trovata in un libro sia attuale nonostante sia stata formulata molti anni prima che io l’avessi nella mia mente, e questo mi fa pensare a quanto tutto sia connesso, e l’essere umano possa trovare risposte lì dove nemmeno si sognerebbe di guardare.   
  6. Being nice: che può essere inteso sia come gentilezza che come rendermi carina, ma per me stessa. Mi piace sorridere alle persone che incrociano il mio sguardo, mi piace essere gentile anche solo mantenendo la porta a qualcuno che deve entrare dopo di me, o offrendomi di ascoltare: penso che questo mi permetta di assecondare la mia natura e magari rendere la giornata migliore per qualcun altro. Per quanto riguarda il farmi bella, bè quello è proprio un bisogno: sentirmi a posto esteticamente, per i miei canoni e seguendo il mio naturale aspetto senza stravolgerlo, mi rimette in connessione con me stessa.

Queste sono sei delle cose fondamentali che scandiscono la mia persona, sei, anche se ho pensato a tante altre.

Quali sono le vostre?

A presto

Anna Elisa

-Heavy heart, fragile soul.-

Ieri era l’11 Settembre e io ho ripensato a un film tratto da un libro che affronta l’argomento in un modo molto delicato: “Molto forte, incredibilmente vicino”.

Il protagonista è Oskar, un bambino introverso e molto intelligente che si ritrova coinvolto in una caccia al tesoro che suo padre sembra aver predisposto per lui prima di morire nell’attentato alle Torri Gemelle.

Il film è stato solo un pretesto per pensare, un po’come tutto ciò che vedo o leggo.

Tempo fa ho fatto un test della personalità, quello di Jung che promette di delineare perfettamente la persona a seconda delle risposte ad alcune domande.

I profili sono 16, e io sono sotto quello definito “Mediatore” o INFP.

Citando dalla descrizione:

Le personalità del Mediatore sono idealiste convinte, sempre alla ricerca di un accenno di buono anche nelle persone e negli eventi peggiori, di modi per rendere le cose migliori. Sebbene possano essere percepiti come calmi, riservati o persino timidi, i Mediatori hanno una fiamma e una passione interiori che possono davvero risplendere. Comprendente solo il 4% della popolazione, è purtroppo elevato il rischio che il tipo di personalità del Mediatore si senta incompreso: tuttavia, quando scopre persone con mentalità simile con cui trascorrere il proprio tempo, l’armonia che prova sarà fonte di gioia e ispirazione.

Dopo aver letto questo primo passaggio ho automaticamente pensato a quello che mi sono sentita dire gran parte della mia vita, quasi come fosse un difetto irreparabile della mia persona, una cosa per cui essere biasimata: cioè che io sia buona.

Ma cosa vuole dire essere buoni? Ci ho pensato spesso e altrettanto di frequente sono giunta alla conclusione che la mia personale definizione di bontà riguarda la consapevolezza che si ha del mondo.

Questa consapevolezza è tanto profonda da rendere inevitabile cercare una spiegazione anche a comportamenti che non ne hanno una. Un INFP non crederà mai che un essere umano possa essere crudele, o egoista, non senza una ragione, e nel mio caso penserà anche che parte della responsabilità di un certo comportamento sia sua.

Per alcuni di voi suonerà strano, ma per me no: sono sempre stata convinta di avere molto dentro da donare; infatti mi è capitato spesso di mettere tutto il mio potenziale positivo a disposizione di chi ne aveva bisogno, soprattutto se questo qualcuno era una persona a cui tenevo, anche a costo di non lasciarne nemmeno un po’ per me stessa.

È complicato da spiegare, ma forse è legato alla consapevolezza di sé: ero tanto consapevole di quello che ero da essere disposta a mostrarlo, senza filtri, con il rischio di essere nuda e inerme con chi avrebbe potuto farmi male sfruttando quello che ero.

Allora i miei pregi divenivano difetti: la mia fiducia nel prossimo, la mia pazienza, la mia gentilezza, la mia dolcezza, la mia empatia.

Mi sono sacrificata per qualcuno o più di uno: quindi dovevo imparare a nascondere chi ero per evitare che mi venisse strappato un altro pezzo, un altro ancora. Ho pensato di non essere normale (E ancora oggi a volte lo penso), e imperfetta.

Dovevo fingermi “forte”. Che buffo: come se forte significasse inevitabilmente “non sensibile”. Per non parlare del paradosso che ancora oggi mi fa sorridere: sentire il cuore pesante e avere anche un’anima fragile, tremante.

Se senti di più e continui ad andare avanti ogni giorno, nonostante tutto, senza rinunciare ai tuoi principi e alla tua indole, per me questo è forza. Ed è una conclusione a cui sono giunta in questo ultimo anno, una riflessione razionale che però non accompagna ancora del tutto ciò che sento riguardo me stessa.

Tornando al discorso sulla bontà tutti siamo consci in fondo di quale sia la cosa giusta da fare (anche solo per sentito dire o vivere comune) ma non tutti sentiamo quanto sia inevitabile metterla in atto.

Non so se mi sono spiegata: io non mi sono mai reputata una persona buona, non tutto il tempo, ma quando anche una fibra del mio corpo ha sentito di sbagliare io mi sono fermata.

Egoistico direte: non vuoi farti male, non vuoi sporcarti, ma come spiegare che il dolore non volevo evitarlo per me stessa? Io volevo evitare la sofferenza altrui, convinta che io potessi invece reggerla, come la più romantica delle eroine.

Potete capire quanto ciò possa essere pericoloso: per me “sbagliato” si collega inevitabilmente a fare del male, ma fare del male non sempre é sotto il nostro controllo, per quanto possiamo impegnarci, e io l’ho capito tardi e a mie spese.

 Al momento di decidere come andare avanti, i Mediatori cercheranno onore, bellezza, morale e la virtù: sono guidati dalla purezza del loro intento, non da premi e punizioni. Le persone che condividono il tipo di personalità del Mediatore sono orgogliose di questa qualità, e giustamente, ma non tutti comprendono il potere che risiede dietro questi sentimenti e ciò può portare all’isolamento.

Attualmente io sono al punto di imparare di nuovo come essere orgogliosa di queste qualità,  o almeno come esserlo la maggior parte del tempo. Non è semplice ma ho pazienza.

Vi chiederete il perché di questo sproloquio infinito, e in realtà me lo chiedo anche io. Volevo fosse una chiacchierata sull’essere se stessi magari con qualche consiglio tra libri e film, ma la verità è che questo blog per la sottoscritta è anche una sorta di Daily Journal dei suoi pensieri.

Voglio lasciarvi il test perché sono curiosa di capire quanti si sentiranno rappresentati dalla descrizione che uscirà, e vorrei anche sapere se vi sentite invece non classificabili.

https://www.16personalities.com/it/test-della-personalita-gratis

Come sempre ditemi cosa ne pensate.

A presto

Anna Elisa