“Hill House”: l’incubo della realtà.

Il periodo di Ottobre per me può essere trascorso solo in un modo: recuperando tramite letture o visioni tutto ciò che ha a che fare con la paura, sotto ogni punto di vista o interpretazione.

Così quando ho saputo dell’uscita di una nuova serie su Netflix, per di più ispirata al libro di Shirley Jackson “L’incubo di Hill House”, non è stato difficile ritrovarmi la sera stessa del debutto al pc, di sera, da sola a guardare.

Vi dico solo che gli episodi sono 10 e io li ho finiti in due giorni, ma solo perchè non volevo perdermi nessun particolare e tra lavoro e levatacce la sera era l’unico momento tranquillo per dedicarmi alla serie.

Inoltre a serie conclusa ho anche letto il libro della Jackson che attendeva da troppo sul comodino, e questa vicinanza di eventi tanto soddisfacenti per la sottoscritta mi stanno spingendo ora a farvi una recensione un po’ particolare. Perchè io non riesco a smettere di parlare di Hill House, che sia la casa, il concetto dietro la storia, il sottotesto di un racconto gotico e di paura che seduce e affascina ma non ti lascia mai andare del tutto, non finchè non hai davvero capito cosa voglia dirti.

<<Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. hill house, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant’anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di hill house, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola.>>

“Hill House” e “L’incubo di Hill House” sono rispettivamente una storia nuova e una vecchia con uno stesso scopo, un po’ come quelle leggende che vengono narrate per generazioni, ed è inevitabile che qualcosa in esse cambi, in fondo cambiano i narratori, il contesto, chi ascolta.

Ho pensato di parlarvi di queste due opere, contemporaneamente, e dividere tutto in diversi punti, non troppi, ma quelli a mio parere più significativi.

Quindi cominciamo.

1.La storia: Il fulcro comune delle due linee narrative è una casa, appunto Hill House. Nella serie tv Hugh Crain con la moglie Olivia e i cinque figli, Steven, Shirley, Theodora e i gemelli Nellie e Luke, si trasferiscono in una casa molto antica, che necessita di lavori di restauro per poi essere messa in vendita dopo l’Estate.

Nella casa si manifestano delle “presenze” che sembrano prendere di mira specialmente i bambini e Olivia, e già dalla prima puntata lo spettatore viene gettato nel clima inquietante e soffocante di una dimora che nessun membro della famiglia sente tale, e che sembra avere vita propria. Nella casa si consuma inoltre una tragedia che ha come vittima Olivia, ed è da questo evento drammatico che si sviluppa poi la vera e propria narrazione, caratterizzata da una sovrapposizione tra eventi presenti, che hanno come protagonisti i bambini ormai adulti alle prese con le loro vite, e flashback che spiegano pian piano cosa sia accaduto ad Hill House fino all’epilogo nella decima puntata.

Nel libro della Jackson la storia prende una piega completamente diversa: Hill House diventa fulcro e base per uno studio sul paranormale condotto dal Professor Montague, il quale “invita” nella casa altre tre persone: Eleonor, Theodora e Luke, per osservare gli effetti della suggestione, o della possibile infestazione spiritica, su tutti loro. Ciò che accomuna però le due linee narrative è il fatto che la casa rappresenti non solo l’ambientazione delle vicende, ma rappresenti un vero e proprio “personaggio”, un organismo vivente che sembra nutrirsi di chi varca la sua soglia, assumendo sia nelle descrizioni del libro che nella visione del telefilm, caratteristiche “vive”, quasi respirasse e avesse volontà propria.

2.I personaggi: Ciò che ho apprezzato di più sia nel telefilm che nel libro, sono i personaggi e le loro storie. Nel telefilm vengono ripresi i nomi come Luke, Theodora, Nellie (Eleonor), i coniugi Crain (Hugh Crain nel libro è colui che ha costruito la casa) e i coniugi Dudley che esattamente come nel libro, nel telefilm sono i guardiani della vecchia Hill House (dove non rimangono di sera). Inoltre la secondogenita della famiglia Crain, Shirley, ha il nome che è palesemente un omaggio alla Jackson. A parte i riferimenti al libro, nel telefilm i cinque fratelli Crain vivono esistenze al limite: ognuno di loro ha alzato un “muro” per isolarsi che assume forme diverse a seconda del personaggio (e il concetto di muro sarà qualcosa di essenziale per definire uno dei messaggi che la serie vuole comunicare). Quindi abbiamo ad esempio Thèodora, detta Theo, psicologa infantile che ha difficoltà nello stringere i rapporti, apparentemente gelida è invece quella che a causa di un dono molto speciale ha una empatia fortissima, tanto da essere costretta a limitare i contatti fisici diretti indossando dei guanti, o ancora Luke, gemello di Nellie, che ha trovato rifugio dai suoi fantasmi nella dipendenza da eroina, e Nellie stessa, che appare sin da piccola come quella che non viene mai ascoltata, e che si ritrova a lottare con la paralisi del sonno, durante la quale i suoi spettri le fanno visita, Steven, il fratello maggiore, sembra il più scettico, colui che ha in qualche modo “lucrato” sulla tragedia di famiglia lanciandosi sul mercato come scrittore di romanzi del terrore, raccontando la “verità” su case infestate e quant’altro, e Shirley, la secondogenita, sposata con due bambini che gestisce una casa di onoranze funebri, quella che sembra avere sempre tutto sotto controllo, ma che convive con un segreto che ancora non è riuscita a confessare.

E poi c’è Hugh Crain, il padre, che è l’unico che conosce la verità sulla morte della moglie e decide di tenere i figli all’oscuro di tutto nel tentativo di proteggerli, ma ottenendo solo di allontanarli di più.

Nel libro Theodora, Nellie e Luke non sono imparentati, ma con poche parole la Jackson ci presenta le loro caratteristiche fisiche e caratteriali, rendendo subito palese e inequivocabile l’indole di ciascuno e il legame che si viene a instaurare tra tutti. In particolare Theodora rimane sia per la serie che per il libro il mio personaggio preferito: nella serie ha a cuore la salute mentale e fisica specialmente dei bambini di cui si occupa nel suo lavoro (c’è infatti una sequenza molto forte riguardo una bambina che dichiara di vedere qualcosa, un “uomo sorridente”, e Theo va a fondo della questione scoprendo qualcosa di atroce), mentre nel libro rimane un personaggio tracciato ma non del tutto approfondito, eppure palesemente simile ad un animale selvatico, che tiene a modo suo a coloro che si guadagnano il suo affetto.

Altri personaggi preferiti sono i gemelli, Luke e Nellie, uniti più degli altri da un legame tipico “dei gemelli”, cosa che li rende particolarmente sensibili ai sentimenti e alle cose dell’altro, e persino ai pensieri. Ma ciò che sento di dire è che ogni personaggio nel telefilm è caratterizzato talmente bene e in modo tanto profondo che non può non essere comunque apprezzato e compreso.

3,Jumpscares che non ti aspetti: Esistono diversi modi per spaventare, ma nel tempo ho imparato ad ammirare la sottile arte dello spavento che non si prefigge di farti saltare dalla sedia, ma piuttosto di farti trasalire quando “davvero” non te lo aspetteresti. In “Hill House” la serie tv sono inseriti non solo jumpscares classici (che comunque funzionano benissimo, specie perchè non esiste una sorta di preparazione per questi) ma anche fantasmi o presente inseriti nei fotogrammi e non sempre notabili alla prima visione: ed è solo quando ti accorgi che in una sequenza all’apparenza normalissima tra due personaggi che parlano che alle loro spalle qualcuno li osserva, qualcuno che non dovrebbe essere lì, è allora che davvero provi un senso di sorpresa e terrore. Quello che ho apprezzato di più è come le scene di paura in Hill House non siano mai fini a sè stesse, ogni elemento soprannaturale viene introdotto con uno scopo, un messaggio, un significato che si troverà solo alla fine di tutto il viaggio insieme alla famiglia Creed.

Nel libro l’arte della Jackson sta nel descrivere eventi e luoghi e sequenze e suggestionare il lettore: sono piccoli dettagli che non noti subito, appunto ti ritrovi a leggere di due personaggi che ad esempio camminano insieme nel prato, il primo va più spedito certo però di essere seguito dal secondo, per poi accorgersi che i passi nell’erba non hanno una causa umana, gli steli si piegano sotto una influenza invisibile ed è tutto così inquietante che sei costretto a chiudere per un istante gli occhi per scacciare il senso di atterrimento che senti. “L’incubo di Hill House” ha il pregio di far trasalire senza descrivere nei dettagli spettri o mostri, ma piuttosto introducendo il lettore in una situazione dove il confine tra follia e realtà diventa sottile, e non si sa più a cosa credere o cosa faccia più paura: se l’idea di impazzire o il fatto che ci siano dei fantasmi.

4.Il messaggio: Passiamo ora a una delle cose che ho più amato della serie specialmente e che mi ha spinto a scrivere questo articolo, ovvero la chiave di lettura. La serie tv “Hill House” non è solo una serie horror, anche se rende onore egregiamente a questa prima definizione: è il racconto di una famiglia attraverso l’orrore, la famiglia Crain, distrutta da un evento di cui nessuno riesce a parlare. Il lutto è uno dei temi principali, declinato in diverse forme, ma che assume principalmente quella della perdita della madre, che nessuno di loro ha davvero superato.

Ed è proprio questa “non vita”, questo limbo in cui vivono i fratelli che mi ha colpita portandomi a riflettere su tutti i meccanismi di fuga dalla realtà che ognuno dei Crain ha messo in atto per sfuggire a ciò che più li spaventa: la realtà. E’ come trovarsi di fronte a un gruppo di bambini non davvero cresciuti che litigano, si detestano e non si capiscono, ma che nel profondo sono legati l’uno all’altro da qualcosa di forte, un amore viscerale accompagnato da un senso di smarrimento che li accomuna, dovuto al mistero che aleggia intorno alla morte della madre.

<<Io credo che la casa stessa sia il male. Ha incatenato e distrutto la sua gente e le loro vite, è un luogo abitato dall’astio e dal rancore.>>

Ciò che Hill House mostra è che il passato è una presenza costante nelle vite di coloro che si rifiutano di affrontarlo, un vero e proprio spettro che perseguita chi gli volta le spalle senza lottare. I fantasmi e le minacce paranormali della vecchia Hill House rappresentano forse il pericolo fisico, ma il vero pericolo è non vivere, non affrontare ciò che spaventa e avere esistenze marginali, vite non vissute appieno.

Quello che appare palese in questo show è che la realtà a volte può essere un vero incubo da cui voler scappare, magari anche a costo di abbandonare la vita e abbracciare la morte, ma non si può immaginare di vivere dietro un muro di protezione per sempre, quello stesso muro potrebbe diventare una prigione difficile da sradicare ed è allora che il vero incubo inizierebbe.

<<La paura è la rinuncia alla logica, l’abbandono volontario di ogni schema razionale. O ci arrendiamo alla paura o la combattiamo.>>

L’amore che i personaggi provano l’uno per l’altro è così forte che va oltre la morte, continua a perseguitarli insieme alla paura: queste emozioni all’apparenza tanto diverse hanno in comune l’abbandono di ogni logica.

Nel libro non esistono insegnamenti univoci o oggettivi, solo la consapevolezza che il mondo interiore di ognuno è diverso, e che spesso ciò che accade all’esterno può essere influenzato da ciò che sta accadendo all’interno di noi. Hill House è un catalizzatore: la suggestione può diventare la spinta verso il baratro della follia, e i desideri “proibiti” possono diventare aguzzini della nostra sanità mentale se non compresi e metabolizzati.

In conclusione sento di dirvi di dare una possibilità sia al libro che al telefilm, e vi consiglierei di leggere prima l’opera della Jackson per cogliere tutti i riferimenti nella serie tv, ma anche viceversa va bene.

In ogni caso non lasciatevi spaventare dal fatto che si parli di fantasmi e presenze, “Hill House” in entrambe le opere va ben oltre quello che sembra raccontare.

Personalmente la serie tv è una delle migliori viste quest’anno, e posso solo sperare di vedere altro di così ben fatto sotto ogni punto di vista: costruzione dei personaggi, storia, effetti speciali, inquadrature, estetica generale e sceneggiatura.

Vedetelo e fatemi sapere, o se lo avete già visto (o letto) raccontatemi cosa ne pensate.

A presto

Anna Elisa

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