“La storia di un matrimonio” di Andrew Sean Greer: una recensione.

A volte di un libro non bisogna leggere nulla prima di iniziarlo: consiglierei di evitare opinioni, trame e quant’altro perché esporsi a un rischio può rivelare sorprese forse negative, ma al 50% anche molto positive.

É quello che mi è accaduto con “La storia di un matrimonio”, opera di Andrew Sean Greer proposta per l’incontro di maggio del Club del Libro di Napoli. Non avevo aspettative né pretese, ho semplicemente cominciato a leggere e l’ho finito in un paio di giorni scarsi catturata dalla storia e coinvolta dalla scrittura asciutta, eppure evocativa, di Greer.

Questo libro è narrato in prima persona da una dei protagonisti, Pearlie, una donna che esordisce dicendo al lettore che non si conosce mai davvero la persona che si ama e che si è sposata, e questo può fare male.

Crediamo tutti di conoscere la persona che amiamo, e anche se non dovremmo stupirci quando scopriamo che non è vero, ci si spezza il cuore lo stesso. È la scoperta più difficile, non tanto sull’altro, quanto su noi stessi. Vedere che la nostra vista è una nostra invenzione; l’abbiamo scritta noi, e ci abbiamo creduto. Silenzio e bugie.

Ricordo di aver pensato che mi avrebbe aspettato una lettura pesante, su tematiche incentrate sul matrimonio come obbligo (l’ambientazione è negli anni 50, durante i fermenti per la guerra ancora fresca e i residui di paura legati ai bombardamenti, in una America dove gli ex soldati hanno vissuto una realtà inenarrabile e traumi difficili da districare e dove sposarsi era la naturale conseguenza di un rapporto e la massima aspirazione per una donna), sulla società americana del secondo dopoguerra, immersa nelle sirene antiaeree e nel razzismo; invece sono stata subito smentita e sorpresa già dalle prime pagine.

Pearlie è sposata con Holland Cooks, un uomo che viene presentato come un mistero, che la moglie protegge da tutto ciò che potrebbe turbarlo, lui con un cuore “storto” a detta delle zie che l’avevano incoraggiata a non sposarlo. Eppure lo ha fatto e insieme hanno anche un bimbo, Sonny, e un cane di nome Lyle.

Holland e Pearlie hanno quella che lei definisce una “vita normale”: lei che ha rinunciato a tutto per lui senza mai avere rimpianti, perché Pearlie è figlia della sua epoca senza però essere ottusa (ed è questo che ho più apprezzato di lei), ed è innamorata dell’unico uomo che è riuscito in qualche modo ad entrare in lei sin da quando erano piccoli.

Ma un giorno nella loro vita piomba Buzz, un uomo elegante e distinto che Holland ha conosciuto durante la guerra, a cui manca un mignolo e che comincia a sconvolgere le vite di entrambi, ma soprattutto di Pearlie con la quale stringerà un rapporto molto particolare.

Non voglio andare avanti con la trama perchè questo libro va letto senza alcuna conoscenza sulla storia, giusto qualche breve accenno al massimo. La cosa che ho apprezzato di più è sicuramente la narrazione incalzante senza essere frettolosa, come un flusso di coscienza che analizza tutto senza però diventare pesante, ma anzi lasciando al lettore la possibilità di entrare nella casa dei coniugi Cooks, osservando tutto ciò che viene raccontato loro.

La bellezza del libro sta nello sviluppo senza filtri dei personaggi, dei loro dialoghi frettolosi ma non troppo, mentre le riflessioni scaturiscono naturalmente dai loro scambi, e sembra di entrare nelle loro vite, nei loro pensieri, nelle loro considerazioni. La società in cui si trovano ha regole ben precise, e loro sembrano accettarle e rispettarle, anche se il fuoco dei tempi nuovi, moderni, comincia a riscaldarli. Accettare non vuole dire per forza essere d’accordo, e tramite Pearlie notiamo come, in quanto donna, moglie e madre, abbia le idee molto chiare, ed è un personaggio che ha compiuto scelte nella sua vita con convinzione, indipendentemente da ciò che andava fatto o meno.

Pearlie si è sposata per amore, è stata lei a dichiararsi, ha voluto prendersi cura di Holland perchè non avrebbe potuto fare altrimenti, perchè lo amava e lo ama, ed è questo a spingerla nel corso della narrazione a prendere tante altre decisioni, considerando però anche sè stessa nell’equazione e soprattutto il suo bambino.

Tutti quegli anni a chiederti del cuore: chissà se avevi capito l’innocente bugia che mi raccontavo. O l’hai semplicemente accettata come una stramberia? Meravigliandoti dei miei misteri come io mi meravigliavo dei tuoi, e perdonandoli altrettanto volentieri. Due persone velate che camminano tenendosi per mano: forse il matrimonio è questo.

Greer analizza l’America del secondo dopoguerra senza pietà ma con eleganza, ne parla dall’interno, tramite la voce di una cittadina, del membro di una famiglia qualsiasi che vive a San Francisco in un quartiere come tanti altri. Lo scrittore parla del matrimonio non più come semplice istituzione perbenista, ma come essenza: scorrendo le pagine la protagonista sonda ogni aspetto di questa unione, chiedendosi cosa voglia dire in realtà, se sia uno specchio di una relazione o è quel qualcosa a cui ciascuno di noi dà il proprio significato.

In fondo a pensarci bene il romanzo di Greer è un romanzo sull’amore, di qualunque natura, età, aspetto. L’amore di Pearlie, quello di Buzz, delle zie, di Sonny, persino di Lyle e di Holland.

L’amore declinato da diverse voci e diversi pensieri, ma tanto forte da abbattere ogni catena e barriera.

In ogni caso le tematiche toccate sono diverse e l’autore ne parla nei fatti, nelle consuetudini, in piccoli episodi di vita quotidiana che danno al lettore un’unità di misura precisa dei pregiudizi e delle difficoltà del periodo che ricadevano soprattutto sulle donne, o su chi non rispecchiava l’ideale ad esempio patriottico (ad esempio gli obiettori di coscienza erano emarginati in un modo molto crudele e ingiusto, bollati come codardi e traditori della patria).

Io vi consiglio di dare al libro una possibilità, anche perchè dall’inizio alla fine Greer gioca con il lettore con rivelazioni e colpi di scena ben incastrati nella trama, senza però diventare l’unica caratteristica peculiare dell’opera. Intrattiene, diverte e commuove (la sottoscritta ha chiuso il libro con qualche lacrima) perchè più di tutto è un libro che parla di una vita come tante, vista dall’intimità domestica con tutti i suoi segreti oscuri e le sue bellezze, con tutte quelle cose che rendono ogni rapporto unico e non paragonabile ad altri.

Voi lo conoscete? Lo avete letto?

A presto

Anna Elisa

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2 thoughts on ““La storia di un matrimonio” di Andrew Sean Greer: una recensione.

  1. Greer è di quegli scrittori che incrocio spesso, ma che non hanno ancora catturato il mio interesse.

    Da come presenti questo suo romanzo, sembra un autore sensibile e acuto… non è da tutti distinguere fra accettazione e condivisione delle norme e dei tabù del proprio tempo, vedere nelle nostre nonne non solo le semplici vittime di convenzioni sociali soffocanti, ma anche e soprattutto esseri pensanti capaci di conservare e tramandare quell’indipendenza di pensiero che a volte vedo latitare nella nostra generazione cosiddetta libera e liberata.

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