– “La forma dell’acqua”: una recensione

“The Shape of Water” o “La forma dell’ acqua” ha debuttato nelle sale italiane il giorno di San Valentino, quando tristemente ero già preparata al bombardamento solito della conclusione di quella trilogia chiamata “Cinquanta Sfumature”.

Per fortuna Guillermo Del Toro è giunto in mio soccorso concedendomi di associare alla festa degli innamorati un film che attendevo da tanto.

“La forma dell’acqua” è la storia di Elisa, una donna muta che lavora in un edificio del governo facendo le pulizie. Elisa vive la sua vita ordinaria nonostante lei di ordinario abbia ben poco. Infatti ogni giorno si sveglia, prepara le uova sode e nel mentre si masturba nella vasca da bagno (e del Toro ha inserito l’argomento sessuale a mio parere in modo molto naturale), poi prepara qualcosa da mangiare anche per il suo vicino di casa, Giles, artista ormai abbattuto dall’etá e dalla modernità, e infine prende il bus che la porta a lavoro ogni giorno secondo i turni che le toccano, che divide con l’amica Zelda, una simpatica ed energica donna di colore che non fa che parlare del marito e di quanto poco lo tolleri. E’ una routine che si ripete, ma che la protagonista arricchisce con il suo modo di vivere e percepire ciò che la circonda.

Ma improvvisamente nei laboratori arriva una creatura prodigiosa che viene tenuta sotto chiave. Viene maltrattata, torturata, studiata. Quello che tutti definiscono un mostro per Elisa diventa l’unico individuo in grado di vederla davvero per chi è e non per quello di cui è mancante.

The_Shape_of_Water

Tra i due nasce un rapporto unico, profondo, che non ha bisogno di parole ma è reso palese dai gesti, gli sguardi e le azioni.

E quando Elisa si renderà conto che quella bellissima e unica creatura ha i giorni contati, deciderà di rischiare ogni cosa per salvarla.

Del Toro non si smentisce: guardando il film i rimandi al ben più noto “Il labirinto del fauno” sono apparsi palesi ai miei occhi. Elisa infatti viene presentata come una outcast, una donna che vive la vita in modo diverso rispetto agli altri, quasi come se venisse da un altro mondo, che percepisce tutto in modo diverso. I suoni per lei sono fondamentali, adora la musica (a tal proposito la colonna sonora rasenta la perfezione), e si discosta dallo stereotipo femminile sottomesso e perbenista dell’epoca (sin dalle prime scene ci rendiamo conto di quanto il suo personaggio sia distante dal modello femminile dominante durante gli anni’60, non proprio i migliori sia per il genere femminile che per individui di razza diversa da quella caucasica), poichè sa essere delicata quanto decisa, disinibita con la sua sessualità (ho adorato questo aspetto) senza scendere nell’ostentazione.

Il punto di forza del film sta nei dettagli: i particolari delle inquadrature, i richiami continui all’acqua come elemento fondamentale per la storia (sia per la creatura che vive in essa, sia per Elisa che orfana fu ritrovata vicino a un fiume, sia perchè sembra come se piovesse di continuo, e più ci si avvicina all’epilogo più l’acqua si fa presente, dominante, forte), il colore verde, simbolo del futuro, presente in ogni sfumatura e su ogni personaggio, eccetto sul “cattivo”, che sembra l’unico a non essere in grado di apprezzare questo colore (a tal proposito c’è una scena che coinvolge un’auto, che sembra verde ma che egli si convince essere azzurro spento, forse perché simbolo del suo rimanere ancorato al presente) o il rosso, che rompe la palette dei verdi insinuandosi come simbolo dell’amore, della tenerezza, della passione, della gentilezza, e mi è rimasta impressa la scena in cui all’inizio Elisa osserva delle scarpe rosse in una vetrina, come se non potesse permettersele, mentre successivamente, dopo l’incontro con la creatura, le indossa, proprio come se anche lei sentisse di meritare ciò che desidera, viverlo, e indossarlo.

Più nel dettaglio il personaggio “negativo” della storia, colui che maltratta la creatura, il gelido burocrate che la vede come una cosa piuttosto che come un essere senziente e vivente, è interpretato da uno strabiliante Michael Shannon (giusto per citarvi due film lo si può vedere in “Revolutionary Road” e “Animali notturni” dove la sua bravura è innegabile), che riesce a rendere umano il cattivo, giustificabile ma non perdonabile nel comportamento conseguenza di una educazione tutta americana volta alla perfezione, al dover dimostrare di continuo la propria forza per essere definito uomo (e ci sono rimandi a questo suo modo di pensare nei dialoghi, come quando accenna al fatto che un uomo si lava le mani una volta sola, o prima o dopo essere andato in bagno, altrimenti c’è qualcosa che non va), e alla necessità di avere sempre il controllo della situazione.

Il “diverso”, non nuovo alle storie di Del Toro, qui viene rappresentato non solo da Elisa e dalla creatura, ma anche da Giles il vicino omosessuale di Elisa, artista e gattaro, da Zelda che è una donna ed è di colore, dal dr. Hoffstetler scienziato con sani principi e una umanità che sembra cozzare con la freddezza dei suoi colleghi. Insomma ognuno di loro esce dallo stereotipo, soffre per l’incomprensione ma non per questo rinuncia a portare avanti le proprie idee.

Film Fall Preview

Tutti in qualche modo sono dei disadattati, vittime di qualcuno più forte, che sia una idea o un superiore, eppure ognuno di loro trova la forza di perseguire le proprie intenzioni, negative o positive che siano.

La storia è semplice, magari molti di noi l’avranno sentita miliardi di volte o magari no, ma bisogna a mio parere guardare al mezzo, a quello che accade tra l’inizio e la fine per percepire quanto Del Toro ha voluto comunicare.

Il linguaggio attraverso il quale parla il regista è quello fatto di immagini, inquadrature, movimenti: a tal proposito Sally Hawkins, l’attrice che interpreta Elisa, parla allo spettatore solo attraverso gli occhi e i gesti del linguaggio dei sordo/muti, eppure anche senza sottotitoli è chiaro cosa ella voglia comunicare. La dolcezza dei suoi occhi è disarmante, e non ci si sente mai tristi per lei, ma con lei, come ci si arrabbia con lei, si è felici con lei, si lotta con lei.

Quando mi guarda, il modo in cui mi guarda … Non sa, cosa mi manca … O – come – Sono incompleta. Mi vede, per quello che sono – come sono. È felice – di vedermi. Ogni volta. Ogni giorno. Ora, posso salvarlo … o lasciarlo morire. Se non facciamo niente noi siamo niente.

Io ho sentito un completo coinvolgimento, da un lato perchè innamorata della tecnica e della firma di Del Toro che dipinge anche la realtà come qualcosa di onirico e fiabesco, e dall’altro per l’empatia che inevitabilmente provo per i suoi personaggi.

Penso di aver detto tutto, anche se sono certa che a una seconda visione mi verranno in mente altre cose.

Spero che vedrete questo film, come spero che mi direte cosa ne pensate.

A presto

Anna Elisa

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