-“Follia” di Patrick McGrath: review

Pensava alla parola che Edgar aveva usato, “realtà”, all’idea di riuscire a staccarsi dagli interessi e dai sentimenti degli altri e diventare puro sguardo. Avrebbe saputo vedere Edgar in quel modo? E sarebbe stata la verità? Si sporse dal materasso per spegnere la sigaretta. Adorava dormire con lui sotto quella coperta ruvida. Adorava svegliarsi al mattino e trovarlo ancora vicino a lei.

“Follia” di Patrick McGrath è un libro diverso da tutti quelli che ho letto fino ad ora. Penso sia stata la prima volta in assoluto, seconda solo a “Abbiamo sempre vissuto nel castello” di Shirley Jackson, in cui io abbia sperimentato il completo distacco dalle vicende narrate senza però riuscire a staccarmi mai dalla lettura se non costretta da altre incombenze.

Si tratta della storia di Stella, una donna in una posizione agiata, moglie di uno psichiatra, che si ritrova a causa del lavoro del marito a vivere nei pressi di un manicomio dove incontra un “paziente” molto particolare di nome Edgar.

Edgar si ritrova internato per aver ucciso la moglie in un modo estremamente macabro per puro delirio di gelosia: si tratta infatti di un uomo con seri problemi psicotici, pari di intensità solo al fascino che emana. Stella si chiede infatti come sia possibile che un individuo così interessante, riservato, attraente, si ritrovi rinchiuso tra quelle mura, costretto solo a passare poco tempo all’aperto occupandosi del suo orto e del suo giardino.

Ed é proprio nel giardino di Stella che tra i due scatta la scintilla, e il romanzo prende la piega di storia passionale e distruttiva.
Pensavo che avrei letto di due amanti clandestini la cui storia avrebbe avuto risvolti tragici, ma mi sbagliavo: McGrath, con la voce narrante dello psichiatra che ha in cura Edgar, ma che vive anche a stretto contatto con Stella e il marito, delinea un profilo psicologico dinamico e dettagliato di ciascun personaggio che prende parte alla vicenda, eccetto il proprio, che il lettore peró potrà dedurre leggendone le personali riflessioni sul caso.

Sembra appunto di essere alle prese con un esperimento: il narratore/medico guida il lettore nel suo personale studio permettendogli di approfondire insieme a lui il flusso di pensieri che lo attraversa: pensieri professionali ma non per questo non contaminati dal suo modo di sentire e vedere il mondo.

Il mestiere dello psichiatra è complesso, serve distacco per poter aiutare i pazienti, ma quando questo distacco e la curiosità diventano un’altra forma di follia? O ossessione?

Per me è stato impossibile empatizzare con i personaggi (e direi per fortuna), ma la narrazione è talmente assuefacente e interessante che non sono riuscita a staccarmi e l’ho finito in pochi giorni.

Ho provato solo un sincero dispiacere per quello che nella malattia mentale ogni personaggio doveva affrontare, perchè è pressochè impossibile mettersi nei loro panni ma ci si può limitare solo ad ascoltarne le testimonianze. Essere “clinicamente malati” li rende inevitabilmente degli emarginati.

E’ come se ogni personaggio vivesse nel proprio micromondo, maledetto, concedendo al medico un leggero spiraglio che può essere interpretato grazie allo studio e alla dottrina, ma che non può mai essere del tutto capito proprio perchè si tratta di meccanismi mentali molto complessi, di visioni del mondo tanto dettagliate e vivide quanto quelle delle persone ritenute “sane”, seppur fuori norma, completamente diverse.

In definitiva il finale mi ha sorpresa, e ve lo consiglio.

Per chi lo ha già letto vorrei sapere cosa ne pensate!

A presto

Anna Elisa 

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4 thoughts on “-“Follia” di Patrick McGrath: review

  1. Per me McGrath è stato una scoperta e Follia uno dei migliori libri tra quelli letti l’anno scorso. Anch’io ricordo il forte potere trascinante della scrittura e un senso di malessere nel momento in cui ho capito che “follia” era il tratto distintivo di ogni personaggio.

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