-“Galleggeremo tutti”: “It” Stephen King, recensione-

Finire un libro mi provoca sempre una sensazione di distacco che è difficile da metabolizzare subito. Mi rendo conto, una volta girata l’ultima pagina, che un altro viaggio si è concluso e mi ritrovo a tirare le somme di tutto ciò che ho provato.

Non leggevo King da un po’, presa da altre letture di tutt’altro genere, ma vuoi l’avvicinarsi della trasposizione cinematografica, vuoi il bisogno di colmare una lacuna profonda per una a cui piace moltissimo questo scrittore, ho intrapreso forse la lettura migliore di quest’anno: ho letto “It”.

La storia è ambientata a Derry, nel Maine, una piccola cittadina che già dalle prime pagine sembra avvolta in una coltre putrida e misteriosa, poiché a scadenze ben precise in essa si consumano sanguinose e violente stragi, oltre che sembra vantare il maggior tasso di sparizioni di bambini in America.

Bambini che quando vengono ritrovati sono a pezzi, uccisi in modo violento da quello che sembra essere un maniaco. In particolare il libro si apre con la morte del piccolo George Denbrough, fratello di Bill, uno dei protagonisti, insieme a Beverly, Stan, Mike, Eddie, Richie e Ben, che insieme formano il “Club dei perdenti”, apostrofati così dai bulli della scuola.

Un gruppo di bambini che sembra rendersi conto che dietro gli efferati crimini che caratterizzano la loro città si nasconde qualcosa di ben più spaventoso di un matto.

L’entità maligna che uccide i bambini e banchetta con loro sembra tenere in scacco l’intera Derry, e leggendo ci si renderà conto di quanto la città stessa rappresenti fonte di paura per i ragazzini, poiché i cittadini adulti ignorano, si girano dall’altra parte, fingono che tanta violenza non esista.

Sembra che il motto della cittadina sia “deve succedere, sono cose che accadono” quasi come se l’abitudine del mostro di uccidere sia una eredità scomoda ma senza la quale Derry non avrebbe senso di esistere.

La narrazione si svolge su due piani temporali, anni’50 e anni ’80, che vedono i nostri protagonisti bambini e adulti, quando vengono richiamati da Mike, l’unico rimasto a Derry, quando dopo 27 anni le uccisioni sono ricominciate, il ciclo ha ripreso.

“Se non hai deciso di ciucciare il tubo del gas o mangiare la canna della pistola o di fare una lunga passeggiata su un pontile molto corto, ci sono cose alle quali non si può dire di no.”

Qui ci rendiamo conto che da piccoli si erano scambiati la promessa di tornare, nel caso che It non fosse stato distrutto la prima volta, ed è in questo istante che il racconto prende il via.

La storia del terrore, l’idea di un mostro che si presenta spesso sottoforma di clown per attirare i bambini, ma che può assumere la forma di ciò che più terrorizza la vittima, è solo un pretesto per parlare di altro.

La paura è l’argomento principale del romanzo, in ogni sua forma, e leggendo vi renderete conto di quanto le reali paure che attanagliano il cuore dei protagonisti siano ben altro che paure infantili.

It è solo la superficie, la maschera che i più profondi turbamenti umani assumono per rendersi reali agli occhi dei protagonisti (o anche del lettore).

King come suo solito riesce a delinare dei personaggi che è impossibile non amare, così ben caratterizzati e reali che non immedesimarsi diventa quasi impossibile: Beverly, l’unica ragazza del gruppo, che vive a casa un abuso sia fisico che psicologico, Ben che è perseguitato dai bulli a causa del suo peso, Eddie che ha a che fare con una madre soffocante, Richie logorroico e iperattivo, Mike emarginato e perseguitato a causa del colore della sua pelle, Stan serio e controllato e Bill, detto anche “Big Bill”, colui che ha subito la perdita del suo fratellino Georgie per mano di It e che vuole vendicarlo a tutti i costi.

Tutti loro si uniscono per sconfiggere il mostro di Derry, per proteggere altri bambini dalle sue grinfie, ma rimane tutto in superficie. Come suo solito lo scrittore nasconde dietro una narrazione lineare una più profonda lezione e numerose chiavi di lettura.

Senza fare spoiler (perché dovete leggere questo libro) risulta palese leggendo quanto il vero terrore risieda nella indifferenza totale degli adulti ai pericoli e alle violenze che subiscono i bambini.

Più volte viene detto nel libro che i bambini sono “invisibili”, e Bill sembra essere quello che più rispecchia questa descrizione, considerato che viene completamente ignorato dai genitori dopo la morte di Georgie, tanto che si convince che l’unica spiegazione alla base dell’affetto assente è che lo ritengano responsabile della perdita del fratellino.

A volte invece sono fin troppo visibili, come accade per Eddie e Bev, il primo soffocato da una madre iperprotettiva e opprimente, la seconda sottoposta alla violenza fisica e psicologica di un padre che quasi la punisce per il suo essere una ragazza.

La cosa che mi ha colpito è come la visione di amore distorta perpetuata da questi genitori influenzi i figli nella loro vita adulta, tanto che Eddie instaurerà una relazione con una donna in tutto e per tutto uguale alla madre mentre Beverly avrà un marito violento che le ricorda il padre.

L’amore è un tema fondamentale, che sembra attraversare ogni pagina, e che si ritrova alla base del rapporto che si instaura tra i ragazzini: un amore profondo, viscerale, tanto forte da farli ritornare 27 anni dopo per affrontare insieme di nuovo lo stesso mostro.

Anche qui la metafora credo riguardi le paure e il passato mai del tutto metabolizzato, quindi voltarsi e tornare indietro diventa necessario per terminare l’opera e riuscire a vivere davvero, senza perpetuare l’eredità di relazioni tossiche avute nell’infanzia.

“Parti e cerca di continuare a sorridere. Trovati un po’ di rock and roll alla radio e vai verso tutta la vita che c’è con tutto il coraggio che riesci a trovare e tutta la fiducia che riesci ad alimentare. Sii valoroso, sii coraggioso, resisti. Tutto il resto è buio.”

Il razzismo, l’omofobia, la paura del diverso, questi sono altri temi che attraversano tutto il romanzo e che vengono personificati principalmente da Mike nel caso del razzismo, che nonostante forse sia l’unico ragazzino che ha un buon rapporto con i genitori, subisce violenza dall’esterno solo per il colore della sua pelle.

In ogni caso l’amicizia tra bambini, tema caro a King che in questo libro mi ha fatto tornare alla mente un altro racconto del maestro, ovvero “Stand by me”, scalda davvero il cuore: imprime coraggio nei protagonisti e nel lettore, fa sentire la forza estrema del gruppo che li protegge da ciò che accade intorno, non solo dal mostro, ma anche dal disagio che vivono ogni giorno a causa di fattori esterni alla loro volontà: diventano il rifugio l’uno dell’altro.

“Non si smette di essere piccoli tutt’a un tratto, con una grande esplosione, come uno di quei palloncini pubblicitari con gli slogan.”

Potrei davvero parlare di ore di questo romanzo, ma rischierei di rivelarvi cose che solo voi leggendolo avete il diritto di scoprire.

Non posso che consigliarvi di dargli una possibilità e aspetto i vostri commenti perchè sono davvero curiosa di sapere cosa ne pensate.

A presto

Anna Elisa

 

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4 thoughts on “-“Galleggeremo tutti”: “It” Stephen King, recensione-

  1. Una recensione impeccabile, davvero! Spero di riuscire a leggerlo quanto prima, perché mi hanno molto colpito le tematiche che hai evidenziato al suo interno, celate sotto la storia del terrificante mostro. Grazie Anna 😊

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