– “Che tu sia per me il coltello”: review.-

Mi costa fatica lo ammetto: mi costa fatica scrivere su questo libro, perché indipendentemente dallo spazio che gli dedicherò non sarà mai abbastanza.

E io detesto mancare qualcosa, perché so già che dopo aver concluso questo articolo sentirò la familiare sensazione di non aver detto tutto, o almeno di non averlo espresso al meglio, proprio io vorrei.

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Forse potrei cominciare con la trama: i protagonisti della storia sono Yair e Myriam.

Lei che suo malgrado si ritrova a mantenere una singolare corrispondenza con un uomo che non ha mai visto, appunto Yair.

Lui però l’ha notata, a una riunione di ex compagni del liceo, l’ha “riconosciuta” tra tante anime: ha visto la sua fuggire dalla folla, rifugiarsi altrove, lontano da dove i loro corpi sono presenti fisicamente. Questo passaggio è stato lo straordinario preludio a una esperienza nuova, poichè per la prima volta ho sentito che un autore mi aveva a sua volta riconosciuta, e richiamata nel suo racconto, come se mi dicesse: “vieni, lo vedo che sei lontana ma torna qui, leggi. Non sei l’unica a guardare il mondo in questo modo.”

Lo scrittore in questione è David Grossman, colpevole di aver preso parte della mia identità più profonda riversandola in questo romanzo.

Myriam, […] Ti ho vista l’altro ieri al raduno del liceo. Tu non mi hai notato, stavo in disparte, forse non potevi vedermi. Qualcuno ha pronunciato il tuo nome e alcuni ragazzi ti hanno chiamato “professoressa”. Eri con un uomo alto, probabilmente tuo marito. È tutto quello che so di te, ed è forse già troppo. Non spaventarti, non voglio incontrarti e interferire nella tua vita. Vorrei piuttosto che tu accettassi di ricevere delle lettere da me.

Myriam sboccia: attraverso le lettere che si scambia con Yair viene fuori limpida una immagine femminile piena di sfaccettature, che non accetta riduzioni della sua anima a poche determinate caratteristiche.

È una legge non scritta: chi vuole starmi vicino deve assumersi la responsabilità della mia anima. Perché qualunque idiota può capire come sia facile uccidermi. Uno sguardo ben mirato basterebbe. Sono convinto che da qualche parte, dentro me, c’è un punto vulnerabile che chiunque, anche uno sconosciuto, può vedere e colpire. Eliminarmi con una parola.

Yair si libera con lei, si spoglia di ogni inibizione, le riversa addosso se stesso come mai prima chiedendole che rimangano chiusi tra carta e inchiostro, come due entità impalpabili. Ma la realtà li travolgerá entrambi, nonostante il mondo fatto di parole creato da questi due atipici protagonisti sia tanto affascinante quanto irresistibile.

Ma solo per iscritto, lascia che rimanga così. Con la speranza di avere entrambi la forza di combattere ancora le seduzioni della realtà.

Miriam vive delle dinamiche interiori molto intense, e leggendo la sua disarmante sincerità, con quella malinconia e quella forza che contraddistingue la sua anima, mi sono sentita molto vicina a lei, e da lì è stato naturale pensare: anche i suoi pensieri saranno come i miei? E se è così mi aiuterà? Avrò delle risposte?
Ho sentito durante tutta la lettura una profonda affinità sia con lo stile di scrittura che con il piccolo universo da loro due creato.

Sembra tutto più accettabile quando è un libro a dirlo vero? Assume quella connotazione solenne, enciclopedica, o diventa un confidente saggio che ci scava dentro senza mai giudicare, o almeno è questa la mia impressione.

Grossman conferisce una grande importanza ai sentimenti: le parole vengono sfruttate al loro massimo potenziale per esprimere anche l’inesprimibile: quello che nel mondo esterno a volte è tanto semplice quanto descritto in modo banale, in questo volume assume un nuovo aspetto, perchè non c’è limite a quello che una mente può pensare e un cuore sentire e non dovrebbero esserci limiti nell’esprimerlo.

Le metafore rendono i due personaggi toccabili, reali, sporchi a tratti e forse per questo bellissimi: si distilla l’anima pian piano, fin nelle sue brutture (anche se secondo la sottoscritta non esistono) e pian piano Yair e Miriam raggiungono un livello di comprensione di sè che ci viene reso disponibile, aperto e chiaro.

Io ti direi che probabilmente mi sono persa di nuovo e tu cercheresti di consolarmi, ricordandomi una dopo l’altra tutte le cose belle e i momenti preziosi dell’estate; mi diresti: non ti sei solo persa, sei stata anche ritrovata, sono tante le volte in cui lo sei stata. E rideremmo insieme.

Il romanzo è scritto in forma epistolare: gran parte è dedicato alle lettere di Yair a Myriam, e solo verso la fine ci sarà un capitolo tutto dedicato alle risposte di lei. Mi ha catturata l’idea di questa donna misteriosa che spinge qualcuno a parlare di sè in modo tanto aperto e diretto da essere quasi doloroso. Mentre quest’uomo riesce a sgretolare il muro impenetrabile che lei stessa ha costruito durante la sua vita, lì dove non poteva essere capita e poi dopo non voleva più sforzarsi nemmeno di uscire. 

Come sei entrato nella mia vita? Com’è possibile che fossi così indifesa? E non sei nemmeno entrato da una finestra, o da un lucernaio. Sei riuscito a trovare una fessura attraverso la quale mi hai trafitto il cuore.

La verità è che proseguendo nella lettura ho compreso quanto gli esseri umani siano simili tra loro, da qualunque parte del mondo essi provengano: sono ben conscia che i due protagonisti non siano altro che personaggi di fantasia, ma i pensieri, le sensazioni che esprimono sulla carta, le parole intrecciate nel cercare di spiegare cosa significhi anche la più piccola emozione per loro, come venga sentita dentro di loro, sono qualcosa di universale e complesso.

In fondo ognuno esprime le cose secondo la propria indole e natura, e questo a volte può farci isolare e altre volte invece farci avvicinare, magari ad altre anime affini alla nostra.

Un’anima estranea che svolazza libera dentro la mia e io non mi rinchiudo in me stesso, non la sputo fuori come un nocciolo conficcato in gola. Al contrario, la inspiro ancor di più e lei si aggrappa al mio corpo, dall’interno…

So di essermi prolungata, ma è stato inevitabile: certi libri mi si stampano dentro come se avessero sempre avuto una loro orma già presente dove andarsi a sistemare.

Vi consiglio naturalmente di leggerlo, e se lo avete già fatto sarei curiosa di conoscere le vostre opinioni.

A presto

Anna Elisa

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2 thoughts on “– “Che tu sia per me il coltello”: review.-

  1. Avevo già inserito questo libro nella mia wishlist… dopo aver letto questo articolo con la tua opinione e i passi estrapolati vorrei correre in libreria in questo istante! Grazie per questa bellissima recensione 👏❤

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