-You are what you are-

Oggi ho pensato alla lettera V, complice anche una rilettura della graphic novel di Alan Moore “V per Vendetta”. Ci ho pensato come l’iniziale della parola Verità.

Il concetto di verità è uno dei tanti temi affrontati nella graphic novel stessa, e questo mi ha spinto a portare la mia riflessione ancora più lontano.

La verità che intendo io riguarda quella legata indissolubilmente alla consapevolezza di sé, quel tipo di onestà che ci permette di accettare chi siamo in ogni sfumatura.
La protagonista di V per Vendetta, Evie, nel corso del racconto, scopre una verità su se stessa sconvolgente quanto semplice:


Il passato non può più farti male, se non lo vuoi. Hanno fatto di te una vittima, una statistica. Ma non è la vera Evey, quella che sei dentro.

V le mostra come essere una vittima non significa racchiudere in una sola parola tutto il suo essere.
Se dovessi soffermarmi a parlare di tutta la graphic novel perderei il punto che sto cercando di portare avanti, ma conto di dedicare un post a parte solo alle mie letture delle opere di Moore perché meritano.

Quello su cui voglio focalizzarmi ora è proprio la verità, bella o brutta poco importa, purché la si scopra.

Rileggendo quel pezzo del fumetto mi é tornata in mente un’altra frase, anche se presente in un libro diverso:


Il vero io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te.


Veronica decide di morire 

Il concetto rimane lo stesso nonostante in questo caso si tratti di un romanzo scritto da Paulo Coelho, ovvero “Veronika decide di morire”.

In questo racconto la protagonista, Veronika, tenta il suicidio solo per poi intraprendere un viaggio alla scoperta di sé stessa con la consapevolezza di avere un tempo limitato, e forse quindi più prezioso che mai.

Evie e Veronika all’apparenza non hanno nulla in comune.

Forse altri avranno potuto fare il mio medesimo collegamento leggendo entrambe le storie, ma ora vi spiego quello che ho sentito io: sono due esseri umani che affrontano una verità dolorosa e liberatoria, cioè che sono altro al di fuori di quello di cui loro stesse erano convinte.

Una rottura della status quo interiore, molto più complesso di quanto si creda.
Dal mio punto di vista infatti è più semplice negare un giudizio esterno piuttosto che uno interno. Ci diamo dei limiti sui quali costruiamo la nostra persona, ci definiamo in base a quello che la società si aspetta da noi, o lasciamo che le influenze esterne ci convincano di essere chi non siamo fino a crederci noi stessi.

Confondiamo una sensazione o uno stato magari momentaneo con tutta la nostra persona, che di certo non può essere limitata a una singola definizione.

Potrei fare una lista di altri libri e personaggi che, a mio parere, in un modo o nell’altro affrontano il medesimo percorso (rifletteteci: ogni storia affronta una scoperta di sé attraverso magari strade tanto diverse quanto le anime che le percorrono), ma in fondo non serve essere in un libro per incamminarsi verso il proprio io.

Io stessa, essendo alla continua ricerca di tutti i colori della mia persona e di tutte le Anna Elisa che sono e posso essere, citando un altro passo dal libro di Coehlo:

 

Veronika odiava tutto, ma principalmente il modo in cui aveva vissuto: senza mai scoprire le centinaia di altre Veronike che dimoravano dentro di lei e che erano interessanti, folli, curiose, coraggiose, audaci.


non mi meraviglio di quanto sia rimasta colpita da queste due storie femminili.

La paura rimane forse il limite più grande da superare per entrambi i personaggi, quel tipo di terrore che non si manifesta superficialmente ma in modo meschino paralizza nella vita.

Evie è privata dei genitori e del fratello, della libertà, e crede le sia rimasta solo la vita: ma non è così.
Lei affronta la morte, sceglie di proteggere V, anche sotto minaccia preferisce rimanere in silenzio piuttosto che smascherarlo, affronta la morte e scopre altro su se stessa.

Così facendo Evie si libera. Respira per la prima volta, perché lei non è solo una vittima degli eventi. Lei può decidere cosa fare e trova la forza di farlo lasciandosi andare.

Veronika invece ha vissuto una vita “normale”: è stata una figlia perfetta, ha studiato, ha trovato un lavoro, ha fatto tutto ciò che ci si aspettava da lei, compreso vivere una esistenza che però non ha mai sentito sua.

Questo la spinge a decidere di abbandonare quella stessa vita insignificante, ma i suoi piani vengono sventati, seppur in realtà solo rallentati.

Si ritrova così a vivere gli ultimi giorni che le restano in un istituto psichiatrico, dove essere diversi è la norma, e dove lei stessa comincia a scoprire cose di lei che nel mondo esterno nemmeno si era accorta di soffocare.

Le stesse cose che silenziosamente l’avevano portata a voler morire, convinta che non ci fosse altro per lei se non quello che credeva di essere.

Sento di consigliarvi caldamente entrambe le letture: sono ricche di spunti di riflessione interessanti oltre che scritte in modo chiaro ed evocativo (V per Vendetta inoltre ha dalla sua anche l’efficacia dei disegni).

Magari voi troverete anche altro rispetto a quello che vi ho descritto io in questo articolo amatoriale.

Ci tengo a dirvi che esistono anche i film basati su entrambe le opere  (anche se sicuramente la pellicola tratta da V per Vendetta tra le due è quella più conosciuta).

Vi lascio al mio ultimo pensiero: accettarsi non basta, il travaglio é necessario per scavare a fondo in sé. È faticoso ed è doloroso, lascia ferite, ma ne vale la pena.

Un po’ come trovare un pozzo nel deserto: l’acqua in quel caso non potrebbe sembrare più dissetante.

A presto
Anna Elisa

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