-The Words that I used to know-

Non scrivo qui da tanto, nella mia mente decadi, nella realtà forse due anni più o meno.

Non tenterò di giustificare questa assenza, anche se so che c’è uno sparuto gruppo di lettori che attendono spiegazioni (ah la mia dolce ironia), piuttosto penso sia meglio blaterare delle ultime letture. E comincerei con: “Una stanza tutta per sé” di Virginia Woolf.

Premessa: è il primo libro che leggo della Woolf, cosa che mi ha permesso di scoprire l’autrice in un modo molto autentico, ovvero attraverso il suo flusso di pensieri. Se dovessi descrivere come mi sono sentita durante la lettura direi sicuramente coinvolta: é stata una lunga e stimolante passeggiata con un’amica che ti rende partecipe di ogni sua riflessione.

La miccia é rappresentata da una conferenza alla quale la Woolf è stata invitata a intervenire per parlare del tema della “donna e romanzo”, ma che finisce con l’essere un pretesto per riflettere sulla condizione femminile nel corso del tempo, particolarmente nelle arti.

Da amante della mente e del potere suggestivo delle parole non ho potuto fare altro che ammirare la bravura della Woolf nel delineare attraverso i secoli la figura femminile, vista nel contesto della letteratura, quindi come creatrice di storie e immagini.

La scrittrice si sofferma molto ad indagare la figura femminile come bloccata non soltanto per mancanza di mezzi per esprimersi (nelle case signorili una donna non aveva una stanza sua, ed era sempre sottoposta a qualsiasi tipo di disturbo esterno, cosa che secondo la Woolf non favorisce la concentrazione necessaria a scrivere qualsiasi cosa), ma soprattutto per il maschilismo presente paradossalmente nelle donne stesse.

Insomma donne che tenevano ferme a un gradino inferiore altre donne, donne scrittrici che si soffocavano nella creazione come riconoscendo di non poter andare oltre quel limite imposto dalla società dominata dagli uomini, donne silenziose e inibite nel dare voce ai loro pensieri e sensazioni.

Ma sacrificare un capello della testa della vostra visione, una sfumatura del suo colore, per deferenza verso un qualche preside con una coppa d’argento in mano o verso un qualche professore con un righello  infilato nella manica, è il tradimento più abbietto, in confronto al quale la perdita della ricchezza o della castità, che a quanto si diceva era il più grande dei disastri umani, non è che la puntura di una pulce.

I passaggi che hanno saputo suscitare in me parecchia emozione e riflessione riguardavano le supposizioni fantasiose dell’autrice, la sua immaginazione nel delineare una donna ipotetica in una epoca passata e come passasse il suo tempo.

A tal proposito viene raccontata la possibilità di una sorella di Shakespeare, che solo per il fatto di essere donna, e seppur avesse avuto lo stesso talento bruciante del fratello, non sarebbe stata apprezzata nello stesso modo, ma piuttosto condannata a una vita di stenti e miseria, oltre che di follia.

Chi mai potrà misurare il fervore e la violenza del cuore di un poeta quando rimane preso e intrappolato in un corpo di donna?

La scrittura è pulita, elegante, suggestiva: ogni elemento del quotidiano diventa uno spunto di riflessione e ragionamento, mentre la scrittrice cerca tra altri scrittori e testi le risposte alle sue domande. 

Sono entusiasta: ora posso segnare anche la saggistica come genere letterario da esplorare.

Vorrei dire più cose ma…dovete leggerlo.

Non riesco a trovare nessun difetto che potrebbe farvi desistere: sappiate che come unico effetto collaterale potreste trovarvi con una lista ancora più lunga di libri da recuperare, ben citati e argomentati nel saggio.

Non mi dilungo che sono ancora arrugginita, ma sappiate che la Woolf si è guadagnata un piccola stanza tutta per sé nel mio cuore.

A presto,

Anna Elisa

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