– “Ad Amèlie piace…”-

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Non so quanti di voi abbiano visto questo film, o semplicemente lo conoscano: in entrambi i casi credo sia doveroso, oltre che piacevole per me, raccontarvi di Amèlie.

Vidi Amèlie la prima volta quando avevo quattordici anni: nel film che raccontava la sua storia non riconobbi immediatamente me stessa, forse perchè ero troppo presa a sperimentare ancora una volta la bellezza di un film francese, fatto sta che solo crescendo riuscii pian piano a capire quanto lei fosse straordinaria.

Ma andiamo con ordine: chi è Amèlie?

Se fossi una filosofa o una amante della critica e degli scervellamenti (oddio lo sono ma questa è un’altra storia, non quella di Amèlie), bè direi che Amèlie è un po’ tutti noi.

Ma non voglio essere scontata, o almeno voglio provarci, quindi mi limiterò a raccontarvi di lei per poi lasciarvi trarre le vostre personali conclusioni.

Amèlie Poulan è una giovane donna francese, e fino a qui tutto tranquillo. 

Amèlie Poulan sin da bambina vive in un mondo tutto suo perchè quello reale le è di difficile comprensione, e anche questa è una storia già sentita.

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Tutta la pellicola è un susseguirsi di situazioni assurde, grottesche, divertenti e delicate.

La delicatezza caratterizza questo film, e incoraggerei chiunque a volte si sia sentito un po’ alieno e un pò troppo sognatore  a vederlo almeno una volta.

Ma cosa rende così straordinaria Amèlie?

Ricordo che in una delle prime scene i personaggi che accompagnavano la nostra eroina nel folle racconto della sua vita, e lei medesima, venivano descritti da un narratore invisibile attraverso un metodo molto particolare: un elenco tre cose che loro amavano e tre cose che loro detestavano.

https://www.youtube.com/watch?v=6Vhkja6hqjk

La cosa particolare quanto semplice è che non si trattava di una semplice lista, ma di qualcosa di molto più personale e intimo, diciamo manie ecco. Manie e odi.

Rimasi alcuni secondi a riflettere su come avrei potuto descrivere me stessa con solo tre cose che amavo e tre che odiavo, ma non mi sembrava possibile. Insomma mi piacevano, e tutt’ora mi piacciono, talmente tante cose che pensare di sceglierne solo tre mi sembrava proprio riduttivo.

Come se la mia persona si limitasse solo a sei scelte, in negativo o in positivo che fossero, e basta. Non mi piaceva eppure mi attraeva. Ho pensato poi, nel corso del tempo, che forse quell’elenco non fosse così male e che stilarlo non mi avrebbe sottratto altro che un po’ di tempo della mia vita caotica e che non mi avrebbe fatto male in fondo un pensiero in più.

La mia mente si mise in moto più del solito, e feci un patto silente con me stessa accordandomi sull’essere istintiva il più possibile per rendermi conto di cosa davvero riusciva a rendermi felice.

Erano piccole gioie, tre piccole gioie da selezionare, le essenziali, quelle senza le quali non potevo proprio pensare di rimanere.

  1. La scrittura

Era il primo pensiero, e tutt’ora lo è, che sia una frase, una rima, un periodo, che sia una idea (ah ne avessi di buone buone sarei ancora più felice) o anche solo una parola tracciata con un bel corsivo, mi faceva sentire bene.

Dato però che però la scrittura non era abbastanza (troppo facile) avrei dovuto aggiungere qualcos altro.

Cosa mi piaceva scrivere? Dove? A che ora?

Decisi che adoravo scrivere sceneggiature per film il cui finale non mi era piaciuto.

Dopo questa epifania comincia a scervellarmi sul serio, poichè non trovavo niente al pari della scrittura che riuscisse a scuotermi tanto e calmarmi allo stesso tempo: la mia mente macchinava di continuo e possibile che non riuscissi a trovare altro che mi stimolasse tanto quanto lo scrivere?

Ero forse più povera e arida di quanto pensassi? (Allora sapere di essere “vuota” mi spaventava da morire).

In ogni caso fu un momento quasi traumatico, così sconvolgente per me che decisi di non saper scegliere una seconda gioia fondamentale, e mi applicai su quello che detestavo:

  1. Avere i piedi scoperti quando dormo

Tal “odio”, diciamo così, l’ho avuto da quando ho memoria ed è qualcosa di molto infantile lo ammetto: non che abbia paura di un qualche mostro pronto a tirarmi per il piede, una delle teorie più accreditate da coloro con la mia stessa strana fobia, ma piuttosto il fatto che qualcuno possa “nuocere ai miei piedi”.

Esattamente. Diciamo che ho paura di essere ferita al piede.

Non delle pallottole, non dei coltelli  o pugnalate, non di cadere da un burrone o morire annegata, ma ho paura che mi facciano male ai piedi: di notte, senza che io possa difendermi, come se un lenzuolo invece sia aggressore repellente.

Dovevo essere Achille in una mia vita precedente, ma andiamo avanti…

Comunque anche qui mi bloccai con somma delusione per la mia mente così poco reattiva, ma decisi di non buttarmi giù da sola e optai per aspettare, o forse semplicemente accantonai l’idea  per un po’.

Col passare del tempo sono venute gioie e dolori, come nella vita di chiunque altro, in fondo non ero mica speciale nè diversa come avrei voluto essere.

Nemmeno Amèlie lo era, quindi tornando alla mia domanda iniziale: Cosa rende così straordinaria Amèlie? La risposta è niente.

Considerando che abbiamo tra noi esseri umani più similitudini che contrasti nulla rende Amèlie speciale se non il potere di riflessione che ha la pellicola.

Riflessione su questa ragazza svampita e su di noi, perchè no.

Il mondo ci dà regole, e per natura ci adattiamo.

Impariamo a definirci per non sentirci impreparati davanti agli altri ed essere isolati.

Diciamocelo che stare soli soli proprio non ci aggrada, e secondo me anche il più misantropo non disdegna l’idea di una compagnia (anche se credo sarebbe arduo farglielo ammettere).

Noi esseri umani tendiamo a volerci categorizzare e questo va bene per sopravvivere a domande come:

Che tipo sei? Cosa ti piace?

Ma poi?

Vi sembra mai di non essere esaustivi ? 

Come se mancasse sempre qualcosa che sfugge anche alla vostra personale comprensione?

 Non è semplice. Io nemmeno saprei da dove cominciare a parlare di me, e non perchè sia complessa, ma perchè non mi basta.

Tre piccole gioie e tre piccoli odi non bastano, ma possono anche essere tutto, solo con lo sappiamo, o non lo accettiamo.

Perchè dovrebbe piacere a qualcuno riordinare la sua borsetta dopo averla ripulita come alla madre di Amèlie? Io non so rispondere a questa domanda, nè saprei trovare un indizio su quale aspetto della personalità di questo personaggio possa essere rivelato attraverso questo indizio singolare: forse una voglia estrema di essere ordinata? Precisione? Non lo  so.

Eppure sempre alla madre di Amèlie piace anche vedere i pattinatori nei loro costumi scintillanti.

Questo cosa vuol dire?

Sono queste le cose che ci rendono così incomprensibili e misteriosi tanto da far gingillare i filosofi e teorizzare gli studiosi?

Poco importa, le risposte a certe domande non sono mai chiare e forse per questo fanno più paura: ma ora io, a dispetto di tutti quei questionari sulla personalità con risposte fin troppo categoriche e limitate, vi chiedo:

Avete tre gioie e tre odi? Li avete già trovati? 

Io ancora non li ho trovati tutti, ma stamattina nel laboratorio dove faccio tirocinio mi è riuscito un esperimento rivelandomi che posso anche non essere impacciata quando voglio.

Ed è stata una vera gioia.

Una nuova gioia.

A presto…

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So, little Amelie, your bones aren’t made of glass. You can take life’s knocks. If you let this chance go by, eventually your heart will become as dry and brittle as my skeleton. So… Go and get him, for pete’s sake!- 

Mia piccola Amélie, lei non ha le ossa di vetro. Lei può scontrarsi con la vita. Se lei si lascia scappare questa occasione con il tempo sarà il suo cuore che diventerà secco e fragile come il mio scheletro. Perciò si lanci, accidenti a lei!

Raymond Dufayel

Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain – 2001

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